Breve storia dell'arte romana.

 

 

Introduzione

La storia romana ha inizio nel 753 A.C - la data della fondazione di Roma è stata fissata da Varrone, storico del tempo, al 21 Aprile dell'anno 753, comunemente chiamato anche Natale di Roma - e vede la propria fine nel 476 D. C.

 

La civiltà romana si è espressa artisticamente anche grazie a ciò che sottraeva ai territori man mano conquistati e resi province, come ad esempio le statue.

 

Guardando questo fattore da un altro punto di vista però essi erano anche simboli della vittoria raggiunta e quindi di artistico avevano ben poco.

 

L'arte a quei tempi non aveva ancora raggiunto ed ottenuto quella considerazione tale che la considerava una cosa di valore, era sottovalutata e non vi si investiva, quindi solo nei casi eccezionali si ricorreva ad artisti non romani ma di nazionalità greca o etrusca.

 

Di seguito si potrà leggere in breve la storia dell'arte romana.

 

I romani, come già detto, inizialmente non si curavano molto dell'arte, preferivano orientare il proprio interesse verso la famiglia, la guerra, le armi.

 

Con questi principi, appassionarsi all'arte era visto come un segno di debolezza fisica e di conseguenza anche psicologica. I primi accenni di arte, in questo caso greco-romana, si iniziano a vedere nel 212 A.C. Con il saccheggio di Siracusa, che portò così alla conquista della Sicilia.

 

I Romani portarono via rendendoli di loro proprietà diversi quadri di stile greco e dipinti. Il culmine del contatto con l'arte greca ci fu con la conquista da parte di Roma dell'Asia Minore.

 

Nell'Età di Augusto, l'arte veniva usata come propaganda ed esaltazione verso la persona del princeps.

 

L'arte a Roma raggiunge il suo picco massimo con gli imperatori Costantino, Adriano e Teodosio, con uno stile classico greco.

 

Non mancano però all'appello l'arte funeraria, dove si evidenziavano espressioni popolari e spontanee.

 

L'architettura

 

Nell'arte romana, l'architettura ebbe una forte influenza e fu molto importante, infatti è facile notare i segni del suo passaggio in costruzioni come il Pantheon costruito dall'imperatore Adriano, il Teatro di Marcello, l'Anfiteatro Flavio (conosciuto comunemente con il nome di Colosseo, Vespasiano approvò il progetto e fece iniziare la sua costruzione ma fu l'imperatore Tito, anni dopo, a vederlo finito e ad inaugurarlo) il Circo Massimo e l'Ara Pacis (altare dedicato ad Augusto, il monumento aveva due funzioni: quella di esaltare la figura dell'imperatore ma anche simboleggiare la pace)

 

Oltre ciò però anche l'urbanistica vede uno sviluppo: furono infatti costruiti sia ponti, come il famoso Ponte Milvio, sia strade, queste ultime nate per scopi commerciali e militari.

 

Le case erano molto simili tra loro, condividevano uno stile comune ovvero un cortile, il peristilio ed un porticato che era il punto per arrivare ai vari ambienti.

 

Si distinguevano dalle ville patrizie, perché quest'ultime avevano un lusso maggiore, rappresentato dai giardini e dei muri di cinta.

 

Ciò che si evidenza da quest'architettura romana quindi sono lo stile ad arco, che si poteva trovare nell'edilizia, indipendentemente se fosse privata oppure pubblica.

 

La scultura

 

La scultura si sviluppò di pari passo grazie all'architettura, e come questa anche la scultura deve le sue origini alla scultura greca.

 

I Romani impararono molto da quest'ultima, assimilarono i suoi concetti e crearono sculture nuove ed innovative.

 

Era privilegiato lo studio psicologico dei volti rispetto al resto del corpo: questa tendenza a privilegiare il vero fu palese nelle cosiddette imagines maiorum generalmente di cera, ovvero la testa-ritratto o il busto.

 

Nei vari ritratti si va quindi a manifestare il carattere del soggetto preso in considerazione senza idealizzarlo, riproducendo di conseguenza la severità morale e i movimenti delle ciocche di capelli o della barba non curata, tutto per rendere al meglio la complessa psicologia dell'uomo in questione.

 

In conclusione è bene ricordare che nella scultura romana si andavano a delinearsi due tendenze: una verista che aveva a cuore una rappresentazione libera da idealizzazioni, l'altra invece naturalistica che nell'arte ellenica individuava una modernità necessaria per la propria civiltà romana. 

 

La pittura. 

 

Della pittura romana conserviamo molta pittura murale, più che quella della Roma capitale ci è giunta quella campana, in particolare Pompeiana. Il disastro di Pompei, Stabia ed Ercolano, ha seppellito ma non distrutto edifici pubblici e privati, consentendo quindi il mantenimento di buona parte delle pareti.

 

Così come nella scultura, anche nella pittura i romani preferiscono il ritratto dal vero.

 

Lo storico Vitruvio ha suddiviso la decorazione murale (soprattutto quella pompeiana) in quattro stili: il primo è distinto da una decorazione semplice e strutturale in quanto segue la forma reale della parete.

 

Il secondo più complesso vede la superficie muraria ornata di elementi architettonici.

 

l terzo stile privilegia semplici figure collocate su un fondo privo di sfumature e monocromo. Infine il quarto stile, chiamato "stile dell'illusionismo prospettico", deriva in parte dal secondo stile, ma a differenza di questo è più ricco e fastoso.

 

Per concludere, anche il mosaico fu una tecnica molto usata soprattutto con l'inizio dell'età imperiale: motivi geometrici e naturalistici andavano ad occupare e ornare ampie superfici.

 

Durante gli imperatori Adriano e Traiano, la decorazione vegetale trionfa rispetto a quella geometrica (ad esempio il Mosaico pavimentale trovato negli scavi di Ostia).