La ricerca artistisca del XIV secolo, in particolare con Giotto e Ambrogio Lorenzetti, produsse alcuni procedimenti per organizzare in modo accettabile lo spazio pittorico al fine di renderlo più verosimile.

 

L’urgenza di trovare un sistema scientificamente rigoroso per rappresentare lo spazio si fece più pressante nel Quattrocento; con Filippo Brunelleschi (1377 - 1446 ) si ebbe la prima incontestata (dai contemporanei e fino a oggi) definizione della nuova scienza della rappresentazione: la prospettiva.

 

La paternità di questa invenzione è suffragata da testimonianze di contemporanei, primo fra tutti Leon Battista Alberti, che scrivendo nel 1436 il Trattato De Pictura in lingua volgare dedica l’opera a «Pippo architetto» auspicando che egli, grazie al suo «ingegno maraviglioso», potesse correggere eventuali errori o debolezze nelle dimostrazioni della sua opera. •

 

Le tavole prospettiche di Brunelleschi Nato a Firenze da padre notaio, ebbe una formazione culturale di tipo umanistico, ma presto i suoi interessi si volsero alle arti, praticando la professione dell’orafo e dello scultore, e successivamente all’architettura.

 

I suoi viaggi di studio a Roma (uno nel primo decennio del XV sec. e l’altro alla fine del secondo decennio), gli diedero modo di conoscere approfonditamente l’architettura antica, dedicandosi con passione a rilievi condotti con tecniche scientifiche.

 

La sua padronanza di procedimenti matematici, geometrici e ottici produsse un primo clamoroso risultato verso il 1413, con la tavoletta prospettica che rappresentava il Battistero di S. Giovanni a Firenze.

 

La cronaca (1475 ) di Antonio Manetti, biografo di Brunelleschi, descrive l’esperimento; su una tavoletta di forma quadrata con lato di mezzo braccio (circa 30 cm) egli aveva dipinto il Battistero con i suoi intarsi marmorei in un modo talmente accurato «che non è miniatore che l’avessi fatto meglio».

 

Per dimostrare la verosimiglianza dell’immagine dipinta con quella reale, nella tavoletta fu praticato un foro svasato verso il retro del dipinto, in modo che l’occhio dell’osservatore, posto in un punto preciso (circa 60 cm all’interno della porta centrale del Duomo) potesse precepire.

 

Nell’esperimento della prima tavoletta il dipinto riflesso dallo specchio coincide perfettamente con l’immagine percepita dall’osservatore, quando abbassi lo specchio e veda la scena reale.

 

Planimetria con il punto di vista prospettico della prima tavoletta.

 

La tavoletta prospettica del Battistero venne costruita sulla base di un punto di vista disposto all’interno della porta principale del Duomo di S. Maria del Fiore.

 

Questa posizion e aveva la particolarità di consentire un’apertura dell’angolo visivo di 90°; i raggi estremi di questa apertur a risultavano paralleli alle rette delle due facce inclinate del Battistero, consentendo quindi di individuarne i punti di fuga.

 

Sezione verticale di Piazza Duomo con il Battistero e il punto di vista prospettico della prima tavoletta di Brunelleschi. Copyright © 2010 Zanichelli Editore SpA, Bologna [6237]

 

Questo file è una estensione online dei corsi di disegno di Sergio Sammarone 1 Battistero Duomo SCHEDA DI APPROFONDIMENTO l’immagine reale della scena.

 

Successivamente con l’aiuto di uno specchio sorretto dall’altra mano dell’osservatore e regolato a distanza opportuna, egli poteva vedere l’immagine dipinta riflessa nello specchio e ammirare la perfetta coincidenza dell’immagine dipinta con quella reale.

 

La verosimiglianza era accentuata dall’effetto creato da una lamina d’argento che nel dipinto cospargeva l’area del cielo, al fine di ottenere un’immagine riflessa del cielo reale e una esaltazione dell’effetto illusionistico.

 

Per sopperire all’inversione tra destra e sinistra con cui l’immagine riflessa dallo specchio mostrava il dipinto, questo venne eseguito con rovesciamento simmetrico.

 

Questo sistema escogitato da Brunelleschi aveva lo scopo di dimostrare la precisione di un disegno realizzato con la geometrica definizione di un punto di vista (la posizione dell’occhio dell’osservatore).

 

Per rendere inconfutabile la validità della sua costruzione, Brunelleschi scelse un edificio esistente, e non immaginario, in modo da verificarne i risultati.

 

Altrettanto fece con la seconda tavoletta realizzata in Piazza della Signoria, con la vista di Palazzo Vecchio e della Loggia dei Lanzi; ma la posizione angolata non presentava una simmetria come nella prima tavoletta e pertanto non adottò l’espediente del foro e dello specchio.

 

Ritagliata però la parte del cielo sul dipinto, era possibile far collimare il profilo degli edifici disegnati con quello dell’immagine reale e verificarne la perfetta coincidenza visiva.